Visite Diabetologiche a Potenza

Il Dr. Francesco Maglione effettua Visite Diabetologiche presso il suo studio medico situato in Via della Tecnica n° 18 a Potenza (PZ).

Visita Diabetologica Potenza - Dr. F. Maglione

Quanti tipi di diabete esistono?

Diabete - Cure e Strumenti
Controllo Diabetologico Potenza - Dr. F. Maglione

Il diabete mellito è una malattia metabolica in cui si riscontra un alto livello di glucosio nel sangue (iperglicemia) per un deficit della quantità oppure dell’efficacia biologica dell’insulina (insulinoresistenza), l’ormone che controlla la glicemia nel sangue e che è prodotto dal pancreas.

Il diabete include diverse patologie che hanno in comune un dato: l’iperglicemia.

Le principali varietà di diabete sono:

  • diabete di tipo 1 (detto anche insulino-dipendente);
  • diabete di tipo 2 (detto non-insulino-dipendente);
  • diabete gestazionale che si manifesta durante la gravidanza;
  • diabete monogenico (Maturity-Onset Diabetes of the Young, MODY è un diabete tipo 1 che insorge in età adulta);
  • diabete secondario ad altra patologia (pancreatiti croniche, cirrosi epatica, insufficienza renale cronica, acromegalia, ipercortisolismo) o farmaci (es. cortisone).

Indubbiamente le forme più frequenti sono le prime due.

Quanto è diffuso il diabete nel mondo?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità negli ultimi 40 anni il numero dei diabetici è quadruplicato in tutto il mondo, tanto che ad oggi nel mondo i diabetici sono quasi 450 milioni. In particolare si assiste ad un incremento soprattutto del diabete di tipo 2.

E in Italia?

In Italia il 5,9% della popolazione è diabetica (5,9% negli uomini, 5,9% nelle donne) pari a oltre 3,5 milioni di persone. A questi numeri si aggiungono le persone che ancora non hanno scoperto di avere la malattia e i casi di prediabete, una condizione che può in futuro portare a sviluppare il diabete.
Questo aumento mondiale è causato dall’invecchiamento generale della popolazione e dell’aumento di condizioni di rischio come sovrappeso e obesità, alimentazione scorretta, sedentarietà.

Come si può scoprire di avere il diabete?

Il diabete può essere diagnosticato quando:

  • l’emoglobina glicata (HbA1c) è uguale o superiore a 6,5% (confermata in due circostanze);
  • oppure la glicemia misurata in laboratorio è uguale o superiore a 126 mg/dl (al mattino, dopo 8 ore di digiuno, in due circostanze/giorni diversi);
  • oppure la glicemia è uguale o superiore a 200 mg/dl alla seconda ora dopo un carico orale di glucosio (in due circostanze/giorni diversi);
  • oppure la glicemia è uguale o superiore a 200 mg/dl in un momento qualsiasi della giornata in presenza di sintomi tipici della malattia (poliuria, polidipsia, dimagramento).

Esistono anche condizioni in cui i livelli di glucosio nel sangue sono lievemente elevati e che aumentano il rischio di sviluppare il diabete in futuro (circa un 1/5 soggetti in queste condizioni sviluppa diabete in 5 anni). Queste condizioni sono identificate da:

  • emoglobina glicata fra 6 e 6,49% (alto rischio di diabete);
  • glicemia a digiuno fra 100 e 125 mg/dl (alterata glicemia a digiuno);
  • glicemia 2 ore dopo il carico di glucosio orale fra 140 e 199 mg/dl (ridotta tolleranza glucidica).

Quali sono i fattori di rischio le cause del diabete?

Il diabete non è una malattia ereditaria tranne che per varietà molto rare (per es. MODY), quindi non è necessariamente trasmesso da una generazione all’altra. Esiste però una predisposizione familiare, soprattutto in caso di diabete tipo 2, per cui chi ha un parente di primo grado (genitori, fratelli) diabetico ha un rischio di ammalarsi superiore rispetto a chi non ha parenti con la malattia.

Le cause del diabete di tipo 1 e di tipo 2 sono completamente diverse.

Il diabete mellito può essere causato da una mancanza di insulina, la sostanza prodotta dal pancreas che regola i livelli di zucchero nel sangue (tipo 1 o Insulino-Dipendente), o dalla resistenza all’insulina, che impedisce al corpo di utilizzare l’insulina in modo efficace (tipo 2 o non Insulino-Dipendente).

DIABETE DI TIPO 1

Il diabete di tipo 1 è di origine autoimmune e consegue alla rapida distruzione delle cellule del pancreas che producono insulina. La distruzione è dovuta ad una reazione autoimmune in risposta ad un virus o ad altri fattori ambientali. Questo tipo di diabete va trattato con terapia insulinica perché l’organismo non produce più insulina. Il diabete di tipo 1 compare soprattutto in bambini, adolescenti e giovani adulti e raramente inizia dopo i 40 anni.
Esiste una variante del diabete di tipo 1 che si chiama LADA (Latent Autoimmune Diabetes of the Adults) in cui l’attacco autoimmune alle cellule che producono insulina si sviluppa nell’arco di anni, comparendo in età più avanzata. I fattori di rischio del diabete di tipo 1 sono la familiarità (genitori o fratelli con diabete di tipo 1 o malattie autoimmuni) e le malattie autoimmuni come la tiroidite, l’artrite reumatoide, il morbo celiaco, la vitiligine.

DIABETE DI TIPO 2

Il diabete di tipo 2 rappresenta il 90% dei casi di diabete, raramente compare all’improvviso ma si sviluppa nell’arco di molti anni, passando attraverso una fase di insulinoresistenza (minore efficacia dell’insulina) ed arrivando a un deficit relativo di produzione d’insulina. Multiple alterazioni genetiche e fattori acquisiti (ambientali) sono responsabili dell’insulinoresistenza e dell’entità del deficit d’insulina. Compare generalmente dopo i 40 anni, ma fanno eccezione alcune popolazioni a rischio (ispanici, asiatici, indiani Pima etc.) in cui può insorgere anche in età pediatrica. Il diabete di tipo 2 si manifesta in soggetti sovrappeso ed è strettamente associato all’obesità che favorisce l’insulinoresistenza. I fattori di rischio per diabete di tipo 2 sono rappresentati da uno stile di vita sedentario, scorretta alimentazione, sovrappeso, età avanzata, precedente diabete gestazionale, dislipidemia e ipertensione arteriosa.

DIABETE GESTAZIONALE

Il diabete gestazionale compare durante la gravidanza e in genere regredisce dopo il parto. Le donne che hanno avuto un diabete gestazionale sono a rischio di sviluppare diabete gestazionale nelle gravidanze successive e diabete di tipo 2 durante la vita.

DIABETE MONOGENICO

Il diabete monogenico (MODY) è una varietà ereditaria rara in cui esiste un difetto di un singolo gene capace di determinare iperglicemia. Insorge in età più giovane di quella del diabete di tipo 2.

DIABETE SECONDARIO

Il diabete secondario insorge solitamente in corso di altre patologie per esempio pancreatiti croniche, cirrosi epatica, insufficienza renale cronica, acromegalia, ipercortisolismo, oppure in conseguenza di terapie con farmaci che alterano il metabolismo degli zuccheri (es. cortisone oppure alcune terapie oncologiche).

Come si fa a capire se si ha il diabete?

Talvolta la scoperta del diabete essere casuale, facendo degli esami o una visita per altro motivo.

Nel caso del diabete di tipo 2 potrebbe capitare nel corso di un check-up completo o un esame del sangue da cui risulta un valore anomalo della glicemia o dell’emoglobina glicata. In altri casi è il medico a individuare che alcuni vostri sintomi potrebbero essere un campanello di allarme della malattia e prescrivere ulteriori approfondimenti.

Quali sono i sintomi del diabete?

Scopriamo quali sono i segnali:

  • Aumento della sete e bocca asciutta (polidipsia).
  • Aumento del volume urinario (poliuria) e necessità di urinare spesso.
  • Enuresi notturna (fare la pipì a letto).
  • Mancanza di energia e stanchezza estrema.
  • Fame costante, aumento dell’appetito (polifagia).
  • Perdita improvvisa di peso.
  • Vista offuscata.
  • Talvolta alito acetonemico (odore di frutta matura).
  • Talvolta dolori addominali.
  • Talvolta nausea e vomito.

Questi sintomi talvolta sono molto sfumati soprattutto in una prima fase. È importante riconoscerli per parlarne con il proprio medico.

Infatti la diagnosi di diabete di tipo 2 è preceduta da una lunga fase asintomatica nella quale possono essere osservati lievi aumenti della glicemia. Una malattia acuta o un evento stressante possono far insorgere un’iperglicemia più severa che causa i classici sintomi del diabete (poliuria, polidipsia, dimagrimento). Non raramente le spie di uno stato iperglicemico possono essere il verificarsi di parodontopatie o infezioni ricorrenti dell’apparato genitourinario.

Nel diabete di tipo 1 invece l’esordio della malattia è improvviso con poliuria, polidipsia, dimagrimento, disidratazione, chetoacidosi (i chetoni che si trovano nelle urine derivano dall’utilizzo dei grassi in condizioni di uno scorretto metabolismo dei carboidrati) si può giungere fino al coma diabetico.

Una situazione particolare è il prediabete.

Che cos’è il prediabete? Quali sono i segnali del prediabete?

Una persona in fase di prediabete ha i livelli di glucosio nel sangue superiori alla norma, ma non ancora sufficienti a definire una situazione di diabete conclamato e ha elevati livelli di insulina circolante (insulino-resistenza e iperinsulinemia). Lo stato di prediabete viene generalmente identificato da un livello di glicemia compreso tra 100 e 125 mg/dl.

Quali segnali devono mettere in allerta?

Nella maggior parte dei casi, questa condizione non determina sintomi particolari. A volte, può essere riscontrato lieve aumento della sete, necessità di urinare spesso, fatica, visione offuscata. Soprattutto l’allerta deve scattare in caso di età maggiore di 45 anni, sovrappeso, familiarità con diabete di tipo 2, valori elevati di pressione.

Come fare una diagnosi di prediabete?

In presenza di sintomi e fattori di rischio è raccomandato rivolgersi al medico per verificare l’eventuale presenza di prediabete. Come per il diabete, vanno anche in questo caso effettuati esami ematici per misurare il glucosio nel sangue:

  • esame del sangue, per valutare la glicemia a digiuno;
  • esame per glicemia occasionale, anche non a digiuno;
  • test di tolleranza al glucosio orale (la cosiddetta curva da carico).

Quali sono le conseguenze del prediabete?

Valori elevati di glicemia comportano con buona probabilità l’insorgenza di diabete di tipo 2, ma questa può essere ritardata e talvolta anche scongiurata mettendo in atto adeguate e tempestive misure preventive, che riguardano soprattutto lo stile di vita.

Spesso il prediabete stesso può essere correlato a problematiche del sistema cardiovascolare e al loro peggioramento, determinando di frequente aumento di pressione e di peso, con accumulo di grasso sull’addome (sindrome metabolica). Bisogna tener conto che i danni a lungo termine tipici del diabete iniziano già nella condizione di prediabete, in particolar modo al cuore e al sistema circolatorio, in maniera spesso silenziosa. Per questo è opportuno vigilare e chiedere subito l’intervento dello specialista endocrinologo.

Come gestire il prediabete?

Nella maggior parte dei casi, la gestione del prediabete prevede un cambiamento dello stile di vita e dalla scelta di comportamenti più sani, come praticare esercizio fisico e curare l’alimentazione.
La dieta, anche con l’obiettivo di raggiungere e mantenere il peso corretto, dovrebbe seguire queste indicazioni di base:

  • favorire il consumo di frutta e verdura;
  • privilegiare cibi integrali;
  • limitare grassi, zuccheri aggiunti e alcol;
  • prediligere tipologie di cotture leggere, come griglia, vapore o forno;
  • evitare le fritture;
  • assumere un’adeguata quantità di liquidi.

Inoltre, è importante definire orari regolari per pasti e spuntini, in modo da tenere meglio sotto controllo la glicemia.

Come si previene il diabete?

La prima cosa da ricordare sarebbe “riconoscere precocemente lo stato di prediabete” ed ostacolarne l’evoluzione in diabete manifesto.

Contrariamente al diabete di tipo 1, per il quale non esiste attualmente possibilità di prevenzione, il diabete di tipo 2 può essere prevenuto modificando lo stile di vita.

Come detto per il prediabete per esempio è consigliata un’attività fisica aerobica di moderata intensità e della durata di almeno 20-30 minuti al giorno o 150 minuti alla settimana e un calo del peso del 5-10% se si è in sovrappeso. Già questo può ridurre del 60% circa l’incidenza del diabete mellito di tipo 2 e rappresentare una prevenzione molto efficace.

La regolare attività fisica associata un’alimentazione ricca di fibre (cereali integrali, legumi verdura, frutta), povera di grassi di origine animale. Nei soggetti adulti in sovrappeso o francamente obesi (BMI ≥30 kg/m²) è raccomandata una riduzione del peso attraverso una dieta con leggera riduzione dell’apporto calorico e un modesto aumento del consumo di energia.

La terapia

DIABETE DI TIPO 1

Il diabete di tipo 1 viene in genere trattato con la terapia insulinica sottocutanea.

La terapia insulinica può essere somministrata sottocute mediante penne preriempite o microinfusore. Attualmente sono disponibili anche preparati analoghi dell’insulina che hanno un’ottimale efficacia. Sia l’insulina che gli analoghi possono essere:

  • ad azione rapida efficaci mediamente 10 minuti dopo l’iniezione;
  • ad azione ultrarapida somministrabili 2 minuti prima dell’inizio del pasto o anche fino a 20 minuti dopo il pasto;
  • ad azione prolungata che permettono di ottenere una riduzione della glicemia da 14 a 36 ore dopo la somministrazione.

Alcuni microinfusori associati ad un sensore che misura la glicemia sono in grado di sospendere automaticamente la somministrazione di insulina quando, sulla base dell’andamento della glicemia, c’è il rischio di un’ipoglicemia e di riavviarla automaticamente al risolversi della situazione di rischio.

DIABETE DI TIPO 2

Nel diabetico di tipo 2, il primo obiettivo terapeutico è il raggiungimento e il mantenimento di un corretto stile di vita. Se ciò non è sufficiente a raggiungere il compenso metabolico, alle modifiche dello stile di vita va associata una terapia con farmaci. Il farmaco di scelta è la metformina (se ben tollerata e non controindicata), un farmaco che migliora la sensibilità all’insulina.

Dopo un periodo di circa 4-6 mesi, in assenza di miglioramento del compenso, si aggiungono uno o più farmaci orali al fine di incrementare la secrezione e/o la sensibilità insulinica, o la escrezione urinaria di glucosio.

Diverse categorie di farmaci possono essere associati tra loro ma vanno scelti tenendo presente l’età e le condizioni cliniche del soggetto: tiazolidinedioni, analoghi del GLP 1 da somministrare sottocute 1 volta/giorno o 1 volta/settimana o inibitori orali della degradazione del GLP 1, gliflozine (inibitori del trasportatore di glucosio 2, sulfoniluree e glinidi, inibitori dell’assorbimento intestinale di glucosio quali l’acarbosio ed infine estrema ratio ove indicato, la terapia insulinica. Alcuni dei farmaci indicati sono di seconda scelta, ma trovano sempre più indicazioni, tra essi le gliflozine e gli analoghi del GLP-1, in quanto oltre ad abbassare in sicurezza la glicemia, presentano un effetto protettivo sulle complicanze metaboliche, cardiovascolari e renali della malattia diabetica, le più frequenti e temibili della malattia diabetica.

Come si fa a controllare la glicemia?

Per migliorare il compenso glicemico ed ottimizzare la terapia è utile che i diabetici in trattamento insulinico eseguano l’automonitoraggio della glicemia mediante uno strumento detto glucometro oppure sensori sottocutanei, quest’ultimi in grado di rilevare continuamente il livello del glucosio ed evitare al paziente di doversi pungere più volte al giorno.

L’automonitoraggio è anche indicato nei soggetti in terapia orale o con analoghi di GPL1 per capire come modificare la terapia se il compenso glucidico è insoddisfacente o quando si vuole verificare l’impatto della dieta e dell’attività fisica.

Dr. Francesco Maglione - Endocrinologo

Dr. Francesco Maglione - Endocrinologo Potenza

Dr. Francesco Maglione

Specializzato in Endocrinologia (Malattie Endocrine e del Metabolismo) e in Patologia Clinica.

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Dr. F. Maglione - Endocrinologo

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